Il cibo del re – Guest Post di Kathryn Warner

E’ da molto che speravo di poter “ospitare” un post di Kathryn Warner qui sul sito dell’Auramala Project. Kathryn è una vera ispirazione e punto di riferimento per chiunque sia incuriosito dalla figura di Edoardo II e da quel periodo storico- non parliamo poi di qualcuno che, come me, ha trascorso gli ultimi anni concentrandosi su questo sovrano per gran parte del suo tempo libero. Cari lettori, avrete ormai capito che ai membri dell’ Auramala Project piace mettere qualcosa di gustoso in tavola quando si apprestano a iniziare una delle loro investigazioni storiche e anche qualcosa di rosso e scintillante nei loro calici. Ecco perché ho chiesto a Kathryn se volesse rivelarci qualcosa in più circa i gusti di Re Edoardo II in fatto di cibo e bevande, magari illustrandoci qualche ricetta.

In un batter d’occhio lei ha scritto questo bel post. Tra un’abbuffata invernale e l’altra ora possiamo immaginare cosa gustasse Edoardo II durante le feste. Grazie Kathryn per questo post pieno di festoso spirito natalizio!

Oggi scopriremo insieme quale dieta seguiva Re Edoardo II di Inghilterra (regnò dal 1307 al 1327) , che cosa usava bere e cosa si conosce delle sue abitudini alimentari e cerimonie a corte.

Il re era un gran goloso di pesce e molluschi. Nel 1326, ringraziò uno dei suoi fornitori di corte per avergli portato granchi e gamberetti e gli disse che nulla era stato così tanto di suo gusto negli ultimi tempi. Nel 1325, quando era vicino ai porti di Dover e Sandwich nel Kent, gli fu portata una grande quantità di pesci: granchi, orate, spigole, merlani, merluzzetti, sogliole, triglie e molti altri.

Sembra che anche le anguille fossero di suo gusto e che venissero spesso acquistate per la casa reale. Edoardo trascorse il Natale del 1322 a York e durante il banchetto, tra le tante portate, mangiò focena, storione, cigno, pavone, airone, piccione, cervo e maiale selvatico.

Secondo un’ordinanza del 1318 della corte di Edoardo II – la seconda più antica d’Inghilterra- il re deve avere tre scudieri che lo servano a tavola: il primo che controlli e assaggi il cibo, il secondo che “affetti in presenza del re” e il terzo che lo serva dal suo calice. La stessa ordinanza enuncia che al re, alla regina e a qualsiasi nobile ospite a corte spettano quattro portate e al personale di servizio tre, tranne ai “ragazzi” (garsons), a cui ne toccano solo due. Al tempo della Grande Carestia del 1315, Edoardo aveva emanato una proclamazione “per limitare il numero di portate sulle tavole dei lord” a causa delle “eccessive e abbondanti porzioni” che erano soliti consumare. Evidentemente un complesso cerimoniale ruotava attorno al pasto del re: i suoi chamber accounts (la contabilità interna della corte) registrano pagamenti tra i 20 e i 100 scellini a vari membri del personale di corte “per ciò che avevano fatto nella sala dei banchetti mentre il re mangiava”. La precisa natura di tali cerimonie, tuttavia, non è resa esplicita.

Tutti i membri della corte avevano diritto (in base all’Ordinanza del 1318 e, presumibilmente, alla tradizione) a un gallone di birra chiara al giorno, essendo questa la bevanda abituale per chiunque, al pari dell’acqua, del succo o della Coca Cola al giorno d’oggi. Un gallone di birra nell’Inghilterra del 1325 costava un penny o, talvolta, un penny e mezzo. Troviamo nei documenti reali anche alcuni richiami al mosto, vino non fermentato. Sicuramente Edoardo II gradiva anche il vino della Guascogna, la regione sud-est della Francia che aveva ereditato dal padre e, in origine, dalla sua bis bis nonna Eleonora d’Aquitania. Oltre alla birra, i servitori di corte potevano avere una “messe de gros”, letteralmente un “grande piatto”, ovvero una porzione di qualsiasi carne fosse stata preparata quel giorno. Servitori del rango equivalente a quello di un valletto o superiore avevano diritto a una portata di carne arrosto, mentre quelli di gerarchia inferiore mangiavano solo carne bollita.

Una “messe de gros” andava condivisa tra due, tre o quattro persone, tranne nel caso di personaggi di estrema importanza come Edoardo II appunto.

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Sappiamo che Edoardo II amava mangiare più di ogni altra cosa il pesce, e soprattutto il pesce di fiume. Qui la pesca della lampreda in un manoscritto del XIV secolo, l’epoca di Edward

Tra i servitori di corte troviamo “uno scudiero fruttivendolo per la bocca del re”, un servitore che si occupava delle stoviglie e delle posate per la tavola reale, un coppiere e due panettieri. Degli ultimi due, uno si doveva occupare del forno e l’altro del mulino. C’erano anche cinque servitori in cucina “dei quali uno farà l’usciere e procurerà nella grande dispensa , secondo i comandi dei suoi superiori, ogni cosa: carne e pesce che saranno serviti al re. Pane, vino e birra li prenderà nelle apposite dispense, e le spezie nella spezieria, sempre secondo gli ordini e i comandi dei suoi superiori. E un altro valletto sarà porterà l’acqua e la riscalderà per i nobili: riceverà i recipienti dalla detta cucina tramite contratto scritto con l’ufficiale in carico del retrocucina e li sorveglierà e ne avrà cura sia quando viaggierà che quando sarà a riposo. [cioè quando la corte sarà stanziata in un solo luogo]. E cucinerà “la grande carne” (la grosse chare) e preparerà il primo piatto, sia il pesce che la carne. E un altro valletto sarà colui che farà le zuppe per la camera del re e preparerà la sugna/rognone per la sua tavola. E due altri valletti prepareranno gli arrosti e gli altri piatti per la suddetta camera, secondo gli ordini dei loro superiori. I quali cinque valletti avranno un ragazzo che trasporterà il loro letti e li aiuterà in cucina.”

Nel marzo e nell’aprile del 1315, Edoardo II e il suo consiglio cercarono di modificare il prezzo di numerosi alimenti alla base dell’alimentazione del tempo, per cercare di alleviare la miseria dei sudditi affamati durante la Grande Carestia. (Queste norme fallirono del tutto e vennero revocate dal Parlamento di Lincoln pochi mesi dopo.) Ecco alcuni dei prezzi stabiliti nel 1315: una “grassa pecora” doveva costare non più di 20 pence se non tosata e 14 se tosata; un bue non nutrito a granoturco un massimo di sedici scellini, o ventiquattro scellini se nutrito a granoturco e ingrassato; una mucca grassa e viva, dodici scellini; un grosso pollo, un penny e mezzo; ventiquattro uova, un penny.

Un giorno di giugno nel 1319, la corte della nipote di Edoardo II, Elizabeth de Burgh e suo marito Roger Damory – almeno una dozzina di persone- consumò cibo per il valore di poco più di una sterlina, che includeva: mezza carcassa di manzo salato, un fianco di bacon, mezzo maiale, un po’ di montone, quaranta aringhe, mezzo salmone, due stoccafissi salati, anguille, due anatre, sei galline e 150 uova. Nel novembre e dicembre del 1311, la regina di Edoardo II, Isabella di Francia, spese cinque sterline in 5000 “vari frutti” per sé e la sua corte, incluse 1000 pere e 300 mele. Il maggio seguente, comprò altre 5500 mele, a un costo di cinquantacinque scellini. La corte di Edoardo II, circa 500 persone, necessitava di una una spesa smisurata in cibo e bevande: i registri del suo nono anno di regno, dall’8 luglio 1315 al 7 luglio 1316, mostrano che spese 887 sterline in cibo e 1160 in vino (e anche più di 3000 in regali per l’Anno Nuovo, 627 sterline in vestiti, 334 in intrattenimento per la corte e 4644 sterline in “altre necessità”).

Altre letture

Sull’argomento generale del cibo nell’Inghilterra medievale: Food and Feast in Medieval England di Peter Hammond, The Time Traveller’s Guide to Medieval England di Ian Mortimer, e The Great Household in Late Medieval England di C.M. Woolgar.

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