After Richard III, it’s time for Edward II

Today’s sensational science news story, that the bones of Richard III have been identified by a team based at Leicester University, is a precursor to the day the same techniques will be applied to Edward II.

The Leicester team successfully tracked down a carrier of Richard III’s mtDNA living in Canada (in the photo, descendent Michael Ibsen is seen giving a researcher a swab of his saliva for DNA testing – you see, it’s painless!) and compared his mtDNA molecule with the ancient DNA surviving intact in (presumably the teeth of) the skull thought to belong to the dead king.

At this point, it may be asked why the Auramala Project aims to track down a larger number of carriers, if just one is enough. The answer to that question is very interesting.

Firstly, one carrier is only enough if there is a positive match. If it comes up negative, detractors will always be able to say “There may have been a mistake in the family trees you consulted, so you may have found a false descendant. Your results are inconclusive, and will remain so until you have a larger set of negative results.” It is much harder to argue with a positive match, as the chances of its occurring in spite of mistakes in the genealogical record are infinitesimal. We’re not saying that the Leicester team ‘got lucky’ – their results were achieved through hard, skilful work – but given that the Auramala Project assumes there is a strong chance of a negative match, we want to be prepared for criticism ahead of time.
Secondly, the more descendants we find, the more people have become involved in the Project, whose aim is to be an inclusive example of scientific research. We want the excitement to be shared around as much as possible, and that is why we invite everybody to check out their own family tree.

In the photo, the skull which turned out to be that of Richard III. Generally, ancient DNA is best preserved in teeth, and that is where researchers look for intact mtDNA molecules. this was how Yersinia Pestis was identified as the bacterium responsible for the Black Death – by examining teeth found in plague pits.

Another interesting point arises from the work carried out on Richard III’s remains. The researchers said the project would not have been possible in another generation’s time, as the only living carriers of the mtDNA molecule they were seeking were men, and could not pass it on to their children. This statement is almost certainly incorrect, though I by no means wish this to be seen as a criticism of their approach. It is simply an interesting point to explore. Their search for descendants started with Richard III’s sister, and her female descendants, just as ours is starting with Edward II’s numerous sisters. We feel certain that, had they found a dead end, they would have simply launched the search again, starting from Richard III’s maternal grandmother, or her mother, in order to widen out the family tree, and their chances of finding a carrier in the present. Certainly, that is what we will do if we find the family trees peter out. That would lead us to follow the descendants of Edward II’s maternal grandmother – who, by the way, lived in Spain. That would be fascinating, and could take us far and wide in Latin America, too. It’s actually quite tempting… Though resources require us to narrow things down as much as possible.

In any case, our heartfelt congratulations go to the Leicester University team. Well done, and Edward II is next!

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E dopo Riccardo III, è il momento di Edoardo II

La nuova sensazionale scoperta scientifica, portata avanti da un team dell’Università di Leicester che ha identificato le ossa di Riccardo II, è solo un anticipo del giorno in cui le stesse tecniche potranno essere utilizzate su Edoardo II.

Il team di Leicester è riuscito a scovare un portatore vivente dell’mtDNA di Riccardo III  in Canada (nella foto, il discendente Michael Ibsen mentre dà al ricercatore un campione di saliva per il test del DNA- come si può ben vedere senza alcun dolore!) e ha poi confrontato la molecola del suo mtDNA con l’antico DNA che era rimasto integro nel teschio (probabilmente nei denti) che si pensa appartenga al re deceduto.

A questo punto, potrebbe venire da chiedersi perché il progetto Auramala voglia rintracciare un elevato numero di discendenti quando uno potrebbe essere già sufficiente. La risposta a questa domanda è molto interessante.

Innanzitutto un portare è sufficiente solamente se il riscontro è positivo. Se risultasse negativo,  i critici potrebbero sempre dire “Ci potrebbe essere stato un errore nell’albero genealogico che avete consultato che vi ha fatto trovare un falso discendente. I vostri risultati sono inconcludenti, e rimarranno tali fino a quando non avrete una più ampia gamma di risultati negativi”. E’ molto più difficile basarsi su un risultato positivo, visto che le possibilità che ciò si verifichi nonostante gli errori nei registri genealogici siano infinitesimali. Con questo non vogliamo dire che il team di Leicester “ha avuto fortuna”- i loro risultati sono stati comunque raggiunti dopo un lavoro duro e minuzioso- ma visto che il progetto Auramala afferma che ci sia una forte possibilità di un riscontro negativo, vogliamo essere preparati ad ogni critica prima del tempo.

In secondo luogo, più discendenti troviamo, più persone saranno coinvolte nel Progetto, il cui scopo è proprio quello di essere un esempio di ricerca scientifica “popolare”. Vogliamo che l’eccitazione sia condivisa quanto più possibile, ed è proprio per questo che invitiamo tutti a studiare il proprio albero  genealogico.

Nella foto, il teschio che si è scoperto essere quello di Riccardo III. Normalmente il DNA antico si conserva meglio nei denti, ed è lì che i ricercatori hanno cercato delle molecole integre di mtDNA. E’ in questo stesso modo che la Yersinia Pestis fu identificata come il batterio responsabile della peste, esaminando appunto i denti trovati nelle fosse comuni.

Un’altra considerazione interessante è saltata fuori dal lavoro svolto sui resti di Riccardo III. I ricercatori hanno sostenuto che il progetto non sarebbe stato possibile in un altro momento storico, in quanto gli unici discendenti viventi delle molecole di mtDNA che stavano cercando erano uomini, e non avrebbero potuto trasmetterlo ai loro figli. Questa affermazione è quasi sicuramente sbagliata, anche se io non voglio assolutamente che questa sembri una critica al loro approccio. E’ semplicemente un punto interessante da approfondire. La loro ricerca dei discendenti è cominciata  dalla sorella di Riccardo III, e le sue discendenti femmine, così come la nostra è cominciata dalle numerose sorelle di Edoardo II. Siamo sicuri che se avessero trovato un vicolo cieco, avrebbero semplicemente fatto ripartire la ricerca da capo, cominciando dalla nonna materna di Riccardo III, o da sua madre, in modo da allargare l’albero genealogico, e le loro possibilità di trovare un discendente attuale. Certamente, è quello che faremmo noi se ci trovassimo davanti un albero genealogico ormai esaurito. Tutto ciò ci porterebbe a interessarci ai discendenti della nonna materna di Edoardo II- che, tra l’altro, ha vissuto in Spagna. Questo sarebbe davvero affascinante, e ci condurrebbe in lungo e in largo, fino in America Latina. Effettivamente è una grande tentazione…anche se i ricercatori ci richiedono di restringere le cose il più possibile.

In ogni caso, le nostre più sentite congratulazioni vanno al team dell’Università di Leicester. Ottimo lavoro, e Edoardo II sarà il prossimo!

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One thought on “After Richard III, it’s time for Edward II

  1. This is a very interesting story: by reading this I feel that the Auramala Project is possible and concrete. I’m reading the book right now, it is so fascinating -especially the chestnut gathering part that I’ve just read- that it’s hard to believe that Towards Auramala is all about a scientific, rigourous project. Well done!

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